I L    P A R A D I S O ,

 

c i o è    L A   B I C I C L E T T A

 

” Lento en mi sombra, la penumbra hueca
 exploro con el baculo indeciso
 yo, que me figuraba el Paraíso
 bajo la especie de una biblioteca. “

 

(Lentamente nel mio buio, la penombra vuota
 vado esplorando con il bastone indeciso,
 io, che mi raffiguravo il Paradiso
 sotto forma di una biblioteca.)

 
   Sono versi tratti da Poema de los dones (Poesia dei doni) del grande scrittore e poeta argentino JORGE LUIS BORGES (Buenos Aires 1899 – Ginevra 1986), uno dei miei autori prediletti. Nel 1955, quando la cecità lo ha ormai avvolto, è nominato direttore della Biblioteca nazionale di Buenos Aires: e allora, con fine senso dell’ umorismo, parla della “magnifica ironia di Dio – che mi ha dato insieme i libri e la notte”, cioè gli 800 mila volumi della Biblioteca e la cecità. E’ una citazione che “devo” fare perché quando ho letto per la prima volta questa poesia, istintivamente mi è balenata una leggera ma sostanziale modifica del testo:
 

” Yo, que me figuraba el Paraíso
  bajo la especie de una BICICLETA. “

 
La traduzione è ovvia, quindi ve la risparmio. Anch’ io ho amato – e amo – i libri,
 ma se qualcuno mi chiedesse: ” Cos’ è IL PARADISO ? “, la risposta sarebbe
 fatalmente e inevitabilmente: ” UNA BICICLETTA ! “.
 Buona lettura e buona pedalata !
 
 
 
 

TANTI   AUGURI   A . . .   ME  ! ! !

 

Costigliole d’ Asti, 8 settembre 1990: gara ciclistica amatoriale, esco di strada in discesa, ambulanza, Ospedale civile di Asti, poi Ospedale civile di Alessandria: trauma cranico, ematoma sottodurale, lesioni cerebrali multiple: alle 18.30 entro in sala operatoria. Una decina di giorni di coma, poi un graduale risveglio e il ritorno alla lucidità. Rimembro come le avesse dette ieri le parole dell’ eccellente neurochirurgo che mi aveva . . . rimesso a posto: ” Lei ha un fisico fuori dal comune: ringrazi Dio, perché con una botta così c’era da restarci secchi”; la mia replica: ” Dottore, io ho la testa dura ! “; e lui: ” Lei è vivo perché ha la testa davvero dura: complimenti ! “. Questo incidente ha avuto conseguenze assortite, alcune di una certa gravità, e non è detto che sia finita. Uno dei neurologi ai quali avevo chiesto di dare un’ occhiata alla mia cartella clinica e di dirmi  ” Tutta la verità e nient’altro che la verità ! ” si è espresso esattamente così: ” L’ho esaminata con la massima attenzione e la verità è questa: col trauma che ha subìto, Le può capitare qualsiasi cosa in qualsiasi momento ” . Questa impietosa ma realistica diagnosi non mi ha toccato più di tanto e l’ho accettata con grande stoicismo: sono ancora qui e la passione per il ciclismo, che era già             ad altissimi livelli, è aumentata sempre di più. Insomma, quello del ciclismo è un vero WONDERLAND, cioè un mondo delle meraviglie, come quello del celebre libro che narra le avventure di Alice, pubblicato nel 1865 da quel geniaccio di Lewis CARROLL. Un amico che ha seguito l’iter  delle mie vicissitudini e che è rimasto colpito dalla mia imperturbabilità o quasi nel sopportarle e nell’ accettarle, mi ha fatto avere questo significativo detto giapponese :

 

 ナナ  ころび              や  おき  

 

                           nana         korobi            ya    oki  

 

                          sette (volte) cadere      otto (volte) rialzarsi

 

E dunque oggi, 8 settembre 2015, festeggio i 25 anni della mia “seconda vita”: il  DIO DEL CICLISMO  voleva leggere   BICICLISMO . Così doveva essere . . .

 

 così  sia   ! ! !

 

P. S. Un vivo ringraziamento a mio cugino STEFANO  SECOLI  per la grande perizia e la grandissima pazienza che ha dimostrato e continuerà a dimostrare nella messa a punto di  BICICLISMO : onore al merito !

 
 
 

V A L V E R D E   !

 

S E M P R E   V A L V E R D E    ! !

 

F O R T I S S I M A M E N T E    V A L V E R D E  ! ! !

 

 

 

 


 La stagione 2017 del Imbatido comincia l’ 11 febbraio con la vittoria ( e sono 5 ) nella Vuelta a Murcia. Valverde corre sulle strade di casa: a 80 km dall’arrivo decide di prendere il volo ( ” ¡ Saludos, amigos ! “ ) e compie un numero dei suoi vincendo, anzi stravincendo, con 2’10” di vantaggio . . .

 

 


 . . . e prosegue una settimana dopo con la Vuelta a Andalucia, vincendo la 1a tappa a Granada e facendo cinquina nella classifica finale ( 2003-2017: 100 vittorie da professionista ): sul podio lo affiancano Alberto Contador e Thibaut Pinot
 

 

 

 

 

 

 

 

3a tappa Mataró – La Molina: e una !
 

 

 

 

 

5a tappa Valls – Lo Port de Tortosa: e due !!

 

 

 

 

7a tappa Barcelona – Barcelona: e tre !!!

 

 

 

 

… e quattro !!!!

 

Nel prestigioso Giro di Catalogna, che vanta una lista di partenti di prim’ ordine e un albo d’ oro con tanti nomi illustri, Valverde compie un’ impresa che ha pochissimi precedenti nella storia del ciclismo: in 7 giorni  (20-26 marzo) 3 vittorie di tappa e 1° in 3 classifiche – finale, GPM e a punti  – mentre la Movistar prevale in quella a squadre, testimoniando il suo predominio schiacciante. Sul podio di Barcellona, ancora una volta Contador  (1′ 03″ ) insieme a Marc SOLER ( 1′ 16″ ) , un  gregario di lusso che ha fatto e farà parlare molto di sé

   

Andalusia, Catalogna e País Vasco: per la terza volta consecutiva Alberto Contador si congratula con lui. Nel ’16 El Pistolero si era imposto davanti ai colombiani Sergio Henao e Nairo Quintana (in alto a sinistra): ma stavolta non è riuscito a fare centro ! Per Valverde altri 2 successi: tappa di Eibar e classifica finale ( Contador a 9″, Ion Izaguirre a 15″ ); è la 19a vittoria in una gara a tappe

 

 

 
 

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A l e j a n d r o   V A L V E R D E   ( y  Armando Gonella )

 

Questa fotografia risale a giovedì 16 ottobre 2003 (rifornimento “Giro del Piemonte”).        La domenica precedente si erano svolti i Campionati del mondo professionisti su strada ad Hamilton, in Canada con vittoria dello spagnolo Igor ASTARLOA, che aveva preceduto di 5″    il connazionale Alejandro VALVERDE, del quale sono un aficionado ( ‘tifoso’ ) fin da allora poiché avevo subito capito che si trattava di un corridore al quale si schiudeva il cosiddetto radioso avvenire. E così è stato: lui, Alberto Contador e Joaquim “Purito” Rodríguez hanno costituito in questo decennio un trio che ha portato il ciclismo spagnolo ai vertici mondiali nelle gare a tappe e in linea.
 ALEJANDRO VALVERDE BELMONTE è nato a Las Lumbreras de Monteagudo (Murcia) il 25 aprile 1980; ha corso per Kelme, Com. Valenciana, Illes Balears, Caisse d’Epargne e Movistar: ecco il suo sostanzioso palmarès. GARE A TAPPE: Tour de France, 6° nel 2007 e 4° nel 2014; Vuelta a España, 1° nel 2009, 2° nel 2006 e 2012, 3° nel 2003, 2013 e 2014, 4° nel 2004, 5° nel 2008 (evidentemente l’aria di casa gli fa molto bene); Delfinato, 1° nel 2008-2009; Giro di Catalogna, 1° nel 2009. CLASSICHE IN LINEA: Liegi-Bastogne-Liegi: 1° nel 2006, 2008, 2015; 2° nel 2014, 3° nel 2013; Freccia Vallone: 1° nel 2006, 2014-2016 (4 vittorie sul terribile “muro” di Huy: un record assoluto); Giro di Lombardia: 2° nel 2013-2014; Clásica San Sebastián: 1° nel 2008, 2014; 2 campionati spagnoli: strada 2008, cronometro 2014; 8 tappe alla Vuelta, 4 al Tour; sei volte sul podio ai mondiali su strada:  nel 2003 e 2005;  nel 2006, 2012, 2013 e 2014; manca solo il gradino più alto, ma sia lui che io e i suoi tantissimi aficionados confidiamo che la maglia iridata possa mettere un suggello prestigioso a una carriera così fulgida. Per concludere, la classifica U.C.I World Tour: 1° nel 2006, 2008, 2014, 2015.
 Alcuni signori ( U.C.I, W.A.D.A, C.O.N.I ) che prima di emettere certe sentenze dovrebbero guardarsi bene nello specchio, lo hanno fermato per due anni (2010-2011); poi, il nostro è rientrato alla grande, alla… Valverde, insomma, riassaporando il gusto di smaglianti vittorie e di ottimi piazzamenti. A inconfutabile dimostrazione della sua classe, la Movistar gli ha rinnovato il contratto fino al 2017, anche se dovrà condividere la leadership con lo scalpitante colombiano NAIRO QUINTANA – classe 1995, cioè 10 anni di meno – vincitore del Giro d’Italia 2014. Non ho dubbi che ” El Imbatido ” continuerà a dimostrare che “la classe non è acqua”; e allora:

 

¡ A Ú P A, A L E J A N D R O !

 

 

 

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valverde-vittoria25 aprile 2015: il corridore iberico ha compiuto 35 anni e ha voluto festeggiare il genetliaco in maniera principesca. Domenica 19: 2° all’ Amstel Gold Race dietro al polacco Michal Kwiatkowski, campione del mondo (fotografia in alto); mercoledì 22:  alla Freccia Vallone (e tre !); domenica 26:  alla Liegi-Bastogne-Liegi (e tre! – fotografia in basso): la più succulenta settimana della sua fulgida carriera

 

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Ecco il sontuoso podio del TOUR DE FRANCE 2015 :
 1° CHRIS FROOME,
 2° NAIRO QUINTANA
 a 1’12”,
 3° ALEJANDRO EL GRANDE a 5’25”: è il suo primo podio sugli Champs-Élysées

 

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Onore ai vincitori delle varie classifiche: FROOME generale e scalatori, SAGAN a punti, QUINTANA giovani, BARDET combattività, MOVISTAR a squadre; ma onore anche ai vinti, rappresentati da SÉBASTIEN CHAVANEL della FDJ, ultimo arrivato (160° su 198 partenti, a 4h 56′ 59”), il quale però sa anche vincere

 

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     Progetti  di. . .  guerra !

 

 

 

 

 

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 Quadretto famigliare

 

 

 

 

 

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Un suo ennesimo sprint micidiale. Quarta tappa della VUELTA 2015: li mette in fila tutti quanti, a cominciare da Peter SAGAN, che il 27 settembre a Richmond (Virginia, U. S. A. ) conquisterà la maglia iridata davanti a Matthews, Navardauskas, Kristoff e Valverde

 

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             ” I  quattro  moschettieri “
 da sinistra: RODRÍGUEZ  (combinata)                  ARU   (classifica generale)                                VALVERDE  (punti)                                                   FRAILE  (gpm)                                    

 

 

 “EL IMBATIDO”:  in classifica generale (a 6’47” da Fabio ARU) e due vittorie: a punti su “Purito” Rodríguez ed Esteban Chaves, a squadre (Movistar su Sky e Katusha)

   


 Freccia Vallone 2016
: che sprint sull’irlandese Daniel Martin e sul francese Julian Alaphilippe ! E quattro: un record assoluto in questa classica delle Ardenne; sul podio, insieme lui, la fortissima Anna van der Breggen, l’olandese che ha trionfato nella prova femminile

 

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 Mondiali su strada. Il campione di Murcia è un abbonato al podio (due volte 2° e quattro volte 3°: un altro record). A sinistra, Valkenburg 2012, insieme al belga Philippe Gilbert e al norvegese Edvald Boasson Hagen; a destra, Firenze 2013, di nuovo in eccellente compagnia, cioè l’altro iberico Joaquim Rodríguez e il portoghese Rui Alberto Faria Da Costa, anche lui della Movistar, che passerà all’italiana Lampre-Merida: il primo, e unico, lusitano che ha conquistato la maglia iridata
 (P. S. A Firenze c’ero anch’io, lungo la salita che porta a Fiesole)

 

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andalo-percorso-e-vittoria-valverde

 

valverde-podio-giro-da-solo

 

E finalmente, a 36 anni compiuti, l’esordio al Giro d’ Italia, dove comincia e procede molto bene fino a quando incappa, ahimè !, in una giornata-no a Corvara: molti lo danno per spacciato, ma il corridore che porta l’ appellativo di “EL IMBATIDO” è uno che non molla. Infatti ritorna subito il Valverde che io ho “battezzato” Alejandro el Grande e lo dimostra nella contrarreloj (= prova a cronometro) Castelrotto – Alpe di Siusi: un 3° posto principesco, a soli 23″ dal russo Foliforov e dalla maglia rosa Kruijswijk. Un giorno di riposo, e si riparte con la Bressanone-Andalo: il murciano, l’olandese in rosa e il russo Zakarin attaccano e lasciano tutti per strada; Valverde trionfa da par suo ed è 3° in classifica, posizione che conserverà fino a Torino: nella capitale sabauda conclude il Giro raggiungendo i due obiettivi che si era prefisso alla partenza: una vittoria di tappa e il podio. A Pinerolo ho avuto il grandissimo piacere di rivederlo e di offrirgli queste pagine che illustrano e omaggiano la sua straordinaria carriera

 

valverde-canesciolto

 

 ” ALEJANDRO EL GRANDE “

 

 

 

valverde-tifosi

 

 ¡ ARRIBA  ESPAÑA  y  ARRIBA  VALVERDE !

 

 

 

( Le due ultime immagini sono di Enzo RIVELLA, mio amico e grande appassionato di fotografia e di ciclismo. Pinerolo, il 27 maggio 2016, è stato il preludio di una collaborazione che – come speriamo – sarà assidua, proficua e divertente)

 
 

 

 

Diego ROSA

 

 

 

San DAMIANO d’ Asti   CORNELIANO d’ Alba:
 
siamo  quasi  compaesani !

 

 

 

1° ottobre 2015: Milano – Torino

 

S U P E R G A = S U P E R R O S A  ! ! !
 

 

                     

 

 

  Vuelta al País Vasco: 8 aprile 2016, tappa 5 Orio – Éibar  (Santuario de Arrate). Fuga solitaria di oltre 100 km, 8 GPM, una vittoria – anzi un vero e proprio trionfo – da inquadrare, lasciando Sergio Henao e Alberto Contador a 3’13”

 

                    

 

 

 

 

1° ottobre 2016: GIRO di LOMBARDIA 

 

200 partiti, 61 arrivati. Stretto nella morsa di 2 colombiani, batte Rigoberto URÁN  ma viene “bruciato” da Esteban CHAVES:
 
” B o i a   f à u s  ! ”  

 

 

 

 

A L É    D I E G O O O   ! ! !

 

 

 
 

Lance ARMSTRONG 1999 – 2005

 

C’ est à dire…

 

Le  Tour

 

de  Lance

 
 

1999 – 2005

 
 

L a n c e   A R M S T R O N G :

 

l e   R O I   ! ! ! ! ! ! !

 

 

” P R O S I T ! ”  (1-2-3-4-5-6-7)

 
 

1999

 

 
 

A R M S T R O N G
 

 

tappe 4 (3 crono ind.) – giallo  15

 

Alez  ZÜLLE  (Svi)  7′ 37″

 

Fernando  ESCARTÍN  (Spa)  10′ 26″

 
 

2000

 

 
 

A R M S T R O N G

 

tappe 1 ( crono ind. ) – giallo 12

 

 Jan  ULLRICH  ( Ger )  6′ 02″

 

Joseba  BELOKI  ( Spa )  10′ 04″

 
 

2001

 

 
 

A R M S T R O N G

 

tappe 4 ( 2 crono ind. ) – giallo  8

 

Jan  ULLRICH  ( Ger )  6′ 44″

 

Joseba  BELOKI  ( Spa )  9′ 05″

 
 

2002

 

 

 

 
 

A R M S T R O N G

 

tappe 4 (due crono ) – giallo 11

 

Joseba  BELOKI  ( Spa ) 7′ 17″

 

Raimundas  RUMŠAS  ( Lit )  8′ 17″

 
 

A sinistra, io e il simpaticissimo spagnolo José Luis RUBIERA ( detto ‘Chechu‘ ) con la maglia della Kelme. Nato a Gijón il 27 gennaio 1973, professionista dal ’95 al 2010, è diventato fedelissimo scudiero di Lance Armstrong nel 2001, uno di quelli che gli ‘spianavano’ le montagne, grazie alle sue eccellenti doti di grimpeur: 5 maglie gialle del texano – ’01-’05 – portano dunque il suo autografo. Ha vinto 8 corse, fra cui 2 tappe del Giro d’ Italia ’97 e 2000; a destra, batte Gilberto Simoni, in ‘rosa’  nel ’01 e ’03

 
 

A  la  derecha:

 

” C H E C H U ”
 
y
 
M I G U E L

 
 

2003

 

 

A R M S T R O N G

 

 tappa 1 ( crono ind. ) – giallo  13

 

 Jan  ULLRICH  ( Ger )  1′ 01″

 

  Aleksandr  VINOKUROV  ( Kaz )  4′ 14″

 
 

4 x 5 = 20
 
Da sinistra:
 Bernard HINAULT ( ’78-’79,’80-’82)
 Eddy MERCKX ( ’69-’72,’74)
 ARMSTRONG  (che stabilirà
 il nuovo record)
 
Miguel INDURAIN ( ’91-’95 )

 
 

A quota 5 un altro grande campione
  Jacques ANQUETIL
 
(1934 -1987): ’57, ’61-’64

 
 

2004

 

 
 

A R M S T R O N G

 

tappe 4 (1 crono ind.
 e 1 squadre ) – giallo 7

 

Andreas  KLÖDEN  ( Ger )  6′ 19″

 

Ivan BASSO  ( Ita )  6′ 40″

 
 

2005

 

 
 

A R M S T R O N G

 

1 tappa ( cronosquadre ) – giallo  17

 

Ivan  BASSO  ( Ita )  4′ 40″

 

Jan  ULLRICH  ( Ger )  6′ 21″

 
 
 

 

 

Ferdi KÜBLER

 

29/12 /2016: Ferdi  KÜBLER,  l’ultimo  traguardo

 
 

Ferdinand ( “Ferdi” )  KÜBLER nato il 24 luglio 1919 a Marthalen e scomparso a Zurigo il 29 dicembre 2016. Campione con la “C” maiuscola, talentuoso e poliedrico (strada, pista, ciclocross), quasi sempre forte, spesso fortissimo, nel corso della sua ricca e sfavillante carriera si è scontrato con una serie di campioni, pietre miliari nella storia del ciclismo, un’ autentica “età dell’oro” : Bartali, Coppi, Magni, Bobet, Van Steenbergen, Ockers e tanti tanti comprimari

 

Da professionista (1940-1957) si è imposto in una miriade di prove. Tour de France 1950 (3 vittorie di tappa, 11 gg in giallo; 2° Stan Ockers a 9’30”, 3° Louison Bobet a 20’19”, vittorioso 3 volte: ’51-’53); Giro d’ Italia: 4°, 3°, 3° nel  ’50, ’51, ’52; 3 Giri di Svizzera ( ’42, ’48, ’51), 2 di Romandia ( ’48 e ’51). Gare in linea: campionati del mondo, 3 volte sul podio: ’49 argento a Copenaghen (1° Van Steenbergen, 3° Coppi), ’50 bronzo a Moorslede, ’51 oro a Varese sugli italiani Fiorenzo Magni e Antonio Bevilacqua (in alto a sinistra); ’51-’52: doppietta consecutiva In Liegi-Bastogne-Liegi e Freccia Vallone; nel 1953 Bordeaux-Parigi, nel ’56  Milano-Torino ( la più antica classica del calendario mondiale: 1876, 8 partenti – in velocipede – 4 arrivati, 1° Paolo MAGRETTI). Per chiudere, 3 volte vittorioso nella Challenge Desgrange-Colombo, che assegnava punteggi relativi ai 3 grandi Giri e alle principali prove in linea

 

 

*        *        *

 

Altri 4 atleti elvetici che occupano un posto d’onore

 

nella galleria dei grandi campioni

 
 

H u g o   K O B L E T

 
 

(Zurigo 21 marzo 1925 – Uster  6 novembre 1964 ). Straordinario sul passo, eccellente pistard, professionista dal ’46 al ’58, con quasi 200 vittorie; nel 1950un posto nella storia: il primo straniero a vincere il Giro d’ Italia (2 successi parziali, 2° Bartali a 5’12”), poi 2 secondi posti: nel ’53 a 1′ 29″ da Coppi e nel ’54 a 24′ 16″ dal suo ‘gregario’ Carlo Clerici; Tour de France ’51: in giallo a Parigi con 5 vittorie di tappa (2° Raphaël Geminiani a 22 minuti); 3 Giri di Svizzera ( ’50, ’53, ’55), 2 di Romandia (’53 e ’55). In pista si impose in quantità di Sei giorni e fu 2° ai mondiali di inseguimento (’51 e ’54, entrambe le volte battuto dagli italiani Antonio Bevilacqua e Guido Messina). Signorile, elegante, stimato e benvoluto, quasi idolatrato  – insomma, una vera e propria star – omaggiato con diversi appellativi e qualifiche: “Falco biondo”, “Pédaleur de charme“… La sua scomparsa in un incidente automobilistico ha destato come è logico un cordoglio assai vivo, e non solo fra gli innumerevoli tifosi e ammiratori

 
 

T o n y  R O M I N G E R

 
 

Nato a Vejle (Danimarca) il 27 marzo 1961, professionista ’86-’97, atleta “quasi” completo: gli mancava soltanto lo sprint, ma in compenso era tra i più forti nella gare a tappe di lunga o media durata e nelle prove contro il tempo sia in pianura che quando le pendenze erano più o meno arcigne. Ha corso molti anni per squadre spagnole, con tanti i successi in terra iberica fra cui 3 volte consecutive la Vuelta: ’92-’94, rispettivamente con 2, 3, 6 tappe;  al Giro d’Italia ’95 (con 4 tappe, di cui 3 a cronometro),  davanti e Berzin e Ugrumov;  al Tour de France 1993, a 4’59” dal grandissimo Miguel INDURAIN. E poi le gare a tappe “minori” ma tutte di alto livello: Romandia ’91 e ’95, Parigi-Nizza ’91 e ’94, Tirreno-Adriatico ’89-’90.
 Nel suo ricco palmarès, il Lombardia ’89 e ’92, e le tantissime prove contro il tempo:Trofeo Baracchi ’91, Grand Prix des Nations ’94 (9 le vittorie di Jacques ANQUETIL), bronzo ai mondiali 1996 a Lugano, miglior prestazione mondiale sull’ora nel ’95 a Bordeaux con km 55.291. Per chiudere, 4 volte “Sportivo svizzero dell’anno” (’89, ’92-’94) e  nella classifica UCI World Tour ’94

 
 

A l e x   Z Ü L L E

 
 

Nato a Wil il 5 luglio 1968, professionista ’91-2004, specialista nelle gare a tappe di lunga e media durata, con vittorie e piazzamenti di rilievo. Eccellente scalatore e cronoman, ma condizionato in maniera a volte irreparabile dalla forte miopia (quante cadute, soprattutto in discesa !), altrimenti avrebbe ottenuto un maggior numero di vittorie. Correndo molti anni in Spagna e per squadre spagnole, ha vinto in Catalogna, Castiglia, Asturie, Paesi Baschi e altrove, ma spicca la doppietta consecutiva alla Vuelta: nel ’96 davanti ai connazionali Laurent Dufaux e Rominger, nel ’97 battendo lo spagnolo Fernando Escartín e ancora Dufaux; al Tour de France due volte : nel ’95 a 4’35” da Miguel INDURAIN e davanti a Bjarne RIIS (foto a destra), nel ’99 a 7’37” da Lance Armstrong e davanti a Escartín; e ancora: nel ’93 la Parigi-Nizza, nel 2002 il Giro di Svizzera; primattore al Giro d’Italia 1998 con 3 vittorie di tappa, di cui 2 a cronometro e 12 giorni in rosa: ma la sentenza delle Dolomiti fu spietata: 14° posto finale, vittoria di Marco PANTANI; contro le lancette, la maglia iridata di Lugano ’96, mettendo in fila Chris Boardman e Rominger:
 un podio davvero aristocratico

 
 

F a b i a n  C A N C E L L A R A

 
 

Nato a Berna il 18 marzo 1981, professionista 2001-2016; il padre è di origine lucana (provincia di Potenza). Cominciamo da quello che NON ha vinto: 11 Tour de France e 4 ritiri; Giro d’ Italia 3-3, Vuelta 7-7: una stazza come la sua dice un ” NO ! ” senza appello alle grandi montagne, e dunque… In compenso, Giro di Danimarca ’06, Tirreno-Adriatico ’08 e Giro di Svizzera ’09. Nelle prove contro il tempo assume il nome d’arte ‘CronoFabian’ 4 mondiali professionisti (’06 Salisburgo, ’07 Stoccarda, ’09 Mendrisio, ’10 Melbourne) e 2 juniores: ‘98 Valkenburg, ’99 Verona; Olimpiadi: Pechino ’08, Rio de Janeiro ’16: e chissà quante altre vittorie in questa specialità. Per le gare in linea, soprattutto se lunghe e dure – meglio ancora se durissime e lunghissime – muta il nome d’ arte in ‘FabianTornado’ o ‘TsunamiFabian’ : Parigi-Roubaix  ’06, ’10, ’13; Giro delle Fiandre ’10, ’13-’14; ; Milano-Sanremo ’08-09; Strade Bianche ’12 e ’16, E3 Harelbeke ’10, ’11, ’13: è quasi un abbonato ai tre gradini del podio; si aggiunga la raffica di titoli elvetici in linea e contro il tempo.
 Miglior piazzamento UCI World Tour  il 7° posto nel ’13
 e 2 volte “Sportivo svizzero dell’ anno”: ’08, ’16

 

 

Podio cronoiridato 2010 (a 1’02” David MILLAR, a 1’12” Tony MARTIN:
 il tedesco ha raggiunto Cancellara a quota 4 : ’11-’13 e ’16)

 
 

Yukiya ARASHIRO

 

Ecco il giapponese YUKIYA ARASHIRO. Nato il 22 settembre 1984 e professionista dal 2006, lo vediamo con la maglia di campione nazionale del Sol Levante e insieme a un suo… tifoso a quattro zampe. Nel 2016 ha corso per la Lampre-Merida e si è distinto nella 6a tappa del Tour de France 2016 conquistando il premio della combattività in quanto protagonista di una lunghissima fuga – quasi 170 km – insieme a Jan BÁRTA (Rep. Ceca); nel 2017 una nuova maglia per il nipponico: è infatti passato alla Bahrain-Merida

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

新      城           幸      也         万         歳

 

   Ara  shiro   Yuki  ya    ban   zai ! 

 

                            ARASHIRO       YUKIYA            BANZAI   !

 
 

Lotta LEPISTÖ

 

 

 

La stagione 2017 si è aperta per Lotta in maniera principesca. Infatti nel giro di cinque giorni è stata mattatrice, mettendo all’ attivo una doppietta di alta classe in importanti gare in Belgio. Il 22 marzo nella Dwars door Vlaanderen ( cioè ‘Attraverso le Fiandre’ ) ha… bruciato l’ australiana Grace Elvin e la tedesca Lisa Brennauer…

 

 

 

… e il giorno 26 ha concesso la replica in un’ altra classica, la Gand-Wevelgem: questa volta la accompagnano sul podio la belga Jolien D’ hoore e la statunitense Coryn Rivera

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

… ET  LE  DIEU  DU  CYCLISME CRÉA

 

L O T T A      L E P I S T Ö  ! ! !

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

« Allez  B. B. ! »                                          « Tsemppiä  L. L. ! »

 

 

 
 

 

 

DOHA (Qatar) 9 -16 ottobre 2016. I mondiali di ciclismo su strada iniziano con la cronometro a squadre donne élite. Questo l’ordine d’arrivo: 1. Boels – Dolmans (Ola), 2. Canyon-Sram (Ger) a 48″, 3. Cervélo-Bigla (Svi) a 1’58”; il giorno 15 nella prova su strada – sempre élite – sfreccia Amalie DIDERIKSEN (Dan) che “brucia” Kirsten WILD (Ola)
 e la finlandese Lotta LEPISTÖ

 

 

 

Sopra: il podio della cronosquadre è davvero storico: una “prima” mondiale assoluta per la Finlandia, poiché della formazione svizzera fa parte Lotta (la prima a sinistra). Sotto:  lo sprint al cardiopalmo della prova in linea, che significa un altro podio: insomma, due medaglie di bronzo in sei giorni, e quindi un posto memorabile nella favola bella del ciclismo

 

 

 

Quando è stata chiamata per la premiazione, Lotta ha improvvisato, per una ventina di secondi, uno show che mi ha letteralmente tolto il fiato: lo spettacolo di un’ atleta nordica che esulta in un modo così veemente, sanguigno, diciamo pure … caliente, mi ha lasciato senza parola, mi ha folgorato. A questa folgorazione ha contribuito in maniera determinante il fatto che se per ipotesi fosse capitato a me di salire su un podio mondiale, mi sarei comportato allo stesso modo: anzi, avrei rincarato la dose, nel modo e nei tempi !!! E dunque tre immagini che non hanno bisogno di commento, poiché parlano, anzi gridano, da sole

   

Nata il 28 giugno 1989, ha conquistato 8 titoli nazionali élite (5 in linea, 3 a cronometro); nel 2016 ha ottenuto sei vittorie. Va bene in salita, sul passo e in volata; insomma, non le manca proprio nulla: sentiremo ancora parlare di lei, non c’è dubbio. Chiudiamo con altre 4 immagini: le congratulazioni di Eddy MERCKX  (la ‘storia’ e la ‘leggenda’ del ciclismo si stringono la mano), Lotta “floreale”, una volata principesca, un costume tipico della sua terra e, dulcis in fundo,
 ” Complimenti ! ” ( naturalmente in lingua finlandese)

 

   

 

   

 

      
 

Edita PUCINSKAITE

 

 

edita

 

  Edita PUCINSKAITE, ex-ciclista della Lituania, l’unica ad aver vinto Giro d’ Italia (2006-2007),Tour de France (1998) e campionato del mondo su strada  (Verona 1999)

 

 

 

 

 

Edita ieri e oggi

 

 Con la maglia della nazionale lituana, con quella iridata e relativa medaglia d’ oro inquadrate e tenute sotto vetro. Per le sue imprese sulle due ruote, anche la “nostra” è da … tenere sotto vetro !

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

” GIRO ” 2016: Nibali o K R U I J S W I J K ?

 

” GIRO ” 2016:  si  scrive   Nibali

 

ma  si  legge  K R U I J S W I J K   ! ! !

 

 

 

Questa è la M I A classifica finale del Giro 2016 :
 1. KRUIJSWIJK 2. CHAVES 3. VALVERDE 4. ASTANA (soprattutto Scarponi, Fuglsang, Kangert e – massì ! – Nibali ). Partenza 19a tappa, Pinerolo-Risoul : in classifica, il “tulipano” precede Nibali di 4’43”; dopo lo scollinamento del Colle dell’Agnello l’olandese cade : acciacchi vari e frattura di una costola, che ne compromettono in maniera irrimediabile quello che al 99% sarebbe stato un happy end; Nibali vince con 4’54” su di lui, Chaves passa in testa alla classifica. 20a tappa: a S. Anna di Vinadio vince Rein Taaramäe, Nibali a 6’44” (e maglia rosa), Valverde a 6’57”, Kruijswijk a 8’13”, Chaves a 8’20”. Si chiude a Torino con questa classifica “ufficiale”: 1° Nibali, 2° Chaves a 52″, 3° Valverde a 1’17”, 4° Kruijswijk a 1’50”, ma non c’è dubbio veruno che anche stavolta il  “vincitore morale”  è proprio lui. Ecco una sequenza di immagini molto significative, una sorta di ‘Odissea’ del nederlandese, il quale tra l’altro – e con tutto il rispetto per i suoi compagni della Lotto NL Jumbo – in pratica non aveva quasi squadra.

 

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” Bravo Steven ! Sei il più forte ! “

 

( Fotografia di Enzo RIVELLA )

 

 

 

 

Per completare il discorso, suggerisco di rivedere su YOUTUBE la durissima 16a tappa del Giro 2015: sulle rampe del Mortirolo sembra che Kruijswijk pedali… in pianura ! Una alla volta, miete un sacco di vittime, Fabio Aru compreso: ‘sopravvivono’ alle sue micidiali sferzate solo Contador e Landa, che gli danno pochissimi cambi; ad Aprica vince Landa, ma Contador (che è Contador!) afferma che il “vincitore morale” di quell’epica giornata è Kruijswijk: un tipo di vittoria che purtroppo ha avuto un seguito al Giro di quest’anno. E chiudiamo con Dante Alighieri: “Parole non ci appulcro ” (Inf. VII, 6O) significa che le fotografie non hanno bisogno di essere impreziosite con espressioni di plauso e di ammirazione, poiché parlano da sole.
 Tot ziens ! (=Arrivederci! ), grande Steven !

 


 mortirolo-pendenze
 mortirolo-percorso-tappa

 
 

 

 

Andrey AMADOR

 

 

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   Ecco Andrey AMADOR Bikkazakova, nato in Costa Rica nel 1986 (il secondo cognome è quello della madre, di origine russa). Professionista dal 2009, è stato 4° al ‘Giro’ 2015 dietro Contador, Aru e Landa; validissima spalla di Valverde, quest’anno ha indossato la maglia rosa nella tappa friulana Palmanova-Cividale (e in Costa Rica è stata festa nazionale!) concludendo 8° a 13’21” da Nibali. Ai mondiali 2015 di Richmond (USA) ha conquistato con la Movistar un pregevole 3° posto nella cronometro a squadre

 
 

( Fotografia di Enzo  RIVELLA )

 
 
 
 

ANGELO e STEFANO MARELLO

 

 

ANGELO   e   STEFANO   M A R E L L O :

 

calcio e ciclismo, Langa e Pavese

 

Angelo e Stefano Marello

 

Una tavolata che vede giulivamente radunati ANGELO MARELLO e un gruppo di cari amici: ne ricordo solo qualcuno, con predilezione per gli ex-corridori ciclisti Italo Zilioli (2° da sinistra), Nino Defilippis (2° seduto a destra) e Franco Balmamion (1° seduto a destra), oltre allo chansonnier Gipo Farassino (1° in piedi a destra, col braccio sulla spalla di Angelo). Appassionato di calcio (soprattutto del ” Torino” di… ieri: Claudio Sala, Zaccarelli, Fossati, Crippa, Cereser, Rampanti, Vieri, Ferrini e tanti tanti altri), ma appassionatissimo di ciclismo, ANGELO merita un quadro a tutto tondo, che un giorno gli dedicherò.

 

Stefano Marello

 

Per intanto ricordo suo fratello STEFANO
 
(Vesime d’Asti 1927 – Torino 2004)

 

Stefano quanto ?            Stefano quando ?
 Stefano tanto                        Stefano ora
 Stefano tutto                   Stefano ancora
 Stefano sempre

 

Stefano terra                   Stefano dove ?
 Stefano vigna                         Stefano qui
 Stefano Langa                      Stefano ciao !

 

Santo_Stefano_Belbo-Stemma

 

 Vitis Sancti Stephani Ad Belbum Vita
 ” La vite di Santo Stefano Belbo (è) vita “

 

La famiglia Marello ha vissuto alcuni anni a Santo Stefano Belbo, centro langarolo dove sono nati Angelo e Cesare PAVESE (1908 – Torino 1950). Uno dei più cari amici dello scrittore, forse il più caro, era il compaesano Pinolo SCAGLIONE (il “Nuto” della Luna e i falò): ho avuto il grande piacere di incontrarlo alcune volte e abbiamo parlato quasi solo di “Pavèis“, del quale condivido soprattutto la passione per la cultura classica greco-latina e l’amore… folle per la campagna (“Rimuginavo che non c’era niente di più bello di una vigna ben zappata, ben legata, con le foglie giuste e quell’odore della terra cotta dal sole d’agosto . . . Io sono scemo, dicevo, da vent’anni me ne sto via e questi paesi mi aspettano. Mi ricordai la delusione ch’era stata camminare la prima volta per le strade di Genova – ci camminavo nel mezzo e cercavo un po’ d’erba . . . un canneto, un odor di fascina, un pezzo di vigna, dov’erano?” – “I grilli e le cicale mi cantavano nel sangue, davano voce all’estate, vivevano” – “Ogni parola che sa di campagna mi tocca e mi scuote”: proprio come succede al sottoscritto).

 

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Conservo come una reliquia la fotografia che ritrae Pinolo con il suo leggendario clarino. Il nome di “Nuto” costella in lungo e in largo La luna e i falò (1950), l’ultimo libro di Pavese. Ecco due paragrafi del II capitolo:
 “Nuto il falegname del Salto, il mio complice delle prime fughe a Canelli, aveva poi per dieci anni suonato il clarino su tutte le feste, su tutti i balli della vallata. Per lui il mondo era stato una festa continua di dieci anni, sapeva tutti i bevitori, i saltimbanchi, le allegrie dei paesi.
 Da un anno tutte le volte che faccio una scappata passo a trovarlo. La sua casa è a mezza costa sul Salto, dà sul libero stradone; c’è un odore di legno fresco, di fiori e di trucioli che, nei primi tempi della Mora, a me che venivo da un casotto e da un’aia sembrava un altro mondo: era l’odore della strada, dei musicanti, delle ville di Canelli dove non ero mai stato”.

 


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Italo ZILIOLI

 

I T A L O    Z I L I O L I :

 

” ¡ V a y a  c o n  D i o s ! “

 
 

23 maggio 1966: velodromo Olimpico di ROMA, 6a tappa del Giro d’Italia, vinta da Raffaele MARCOLI – compagno di squadra di Zilioli – che purtroppo sarebbe deceduto il 29 agosto a seguito di un incidente automobilistico. Italo è vicino
 a don BRUNO GONELLA (fratello di Armando), anche lui “patito” di ciclismo; trattandosi di un tifoso-sacerdote, non sarà certo mancata una speciale benedizione per un buon proseguimento e una buona conclusione della corsa rosa:
 a Milano sarà , a 3″57″ da Gianni Motta

 

 

Italo ZILIOLI è nato a Torino il 23 settembre 1941. Questo il suo curriculum: a settembre del ’58 l’ esordio da allievo con i colori della torinese Gios (ai quali è rimasto fedele fino al passaggio tra i professionisti) con una dozzina di successi, fra cui il campionato italiano ’59 a Sanremo, poi dilettante dal ’60 al settembre ’62, con una ventina di vittorie, tra cui numerose ‘chicche’ , eccellente preludio al grande salto. L’ anno seguente si assiste alla sua… deflagrazione, a quella che con terminologia musicale possiamo definire “Ouverture in Zilioli maggiore” ; infatti il neofita ventiduenne inanella Tre Valli Varesine, poi i giri dell’Appennino, del Veneto e dell’Emilia: quattro prove di alto lignaggio e quattro vittorie consecutive una più bella dell’ altra, che danno l’ abbrivo ad entusiasmo ed euforia generale, accendendo umori, anche sanguigni, fra i tecnici e gli appassionati. Forte in salita, discesista da… brivido, in un mese e mezzo l’Italo ha fatto vedere all’italica tifoseria di che pasta è fatto: di prima qualità, senza dubbio. Sulla stampa, i titoli diventano titoloni, aggettivi e raffronti si sprecano, tanti, tantissimi cominciano a credere che… a sperare che… a sognare che…

 
 

Con 54 vittorie da professionista (Carpano, Sanson, Salvarani, Filotex, Faemino, Ferretti, ancora Salvarani, Dreherforte, Magniflex e Furzi-Vibor), quasi tutte per distacco, il buon Italo ha ‘staccato’ nel 1976. Tra le perle della sua ricca collana, un cospicuo numero di gare italiane in linea: Coppa Sabatini, Coppa Agostoni, Gran Premio Industria e Commercio, Trofeo Laigueglia, Coppa Placci e Gran Premio di Montelupo, i Giri di Appennino e Veneto (entrambi per due volte), Campania, Marche e Piemonte; tra le gare a tappe nazionali la Tirreno-Adriatico mentre fuori dai confini spiccano Campionato di Zurigo e Settimana Catalana a tappe. Un record unico al Giro d’ Italia, cioè  tre volte consecutive: ’64 a 1’22” da Anquetil, ’65 a 11’26” da Adorni, ’66 a 3’57” da Motta; e poi  nel ’69 a 4’48” da Gimondi e  nel ’68 a 9’17” da Merckx, per complessive 5 vittorie di tappa. Tre esperienze al Tour, portato a termine solo nel 1970: 13° a 26’17” da Merckx compagno di squadra nella Faemino, quattro giorni maillot jaune (sotto a sinistra)mentre il  ‘rosa’ del Giro gli si è sempre negato; completano il quadro il 5° e 6° posto ai campionati del mondo (’64-’65)
 nonché un secondo e tre terzi posti in quello italiano

 
 

La pasta di qualità di cui detto sopra non è lievitata – come era lecito, doveroso, diciamo pure obbligatorio sperare o credere – visti gli exploits che avevano proiettato Italo alla ribalta come autentica primadonna del pedale. Le grandi aspettative, le grandi speranze, le grandi inevitabili illusioni tinte di rosa (Giro  d’ Italia: viene da pensare alla Vie en rose, la famosa canzone di Edith Piaf…) e magari di giallo (Tour de France) si sono via via tramutate in un grigio perla che in molti ha destato sconcerto e disappunto: ma tant’ è. Quali i motivi? Se ne è scritto tanto tantissimo, da tanti da tantissimi, anche troppo anche a sproposito: i paragoni col principe Amleto di Danimarca – immortalato da William Shakespeare – si sprecano. La risposta più pertinente, com’ è ovvio, la conosce solo l’interessato, in qualità di “persona informata dei fatti”, il quale ha accettato la situazione con invidiabile stoicismo e imperturbabilità, con atarassia per usare un termine ricercato, che in greco si scrive ἀταραξία e si pronuncia ataraxìa. ( Parentesi personale. Italo è già nella storia del ciclismo ‘pedalato’ e con questa citazione in idioma ellenico entriamo – lui e io – nella storia del ciclismo ‘scritto’: una bella soddisfazione per entrambi ! ). Chiuso con le corse, è salito in ammiraglia: ’77-’79 ‘antipasto’ professionisti con Vibor e CBM Fast-Gaggia – Davide Boifava, Luciano Borgognoni, Roberto Visentini e ‘Miro’ Panizza (1945-2002) – poi ’80-’90 dilettanti Fiat, portando a vittorie spesso di prestigio uomini come Giovanni Fedrigo, Alberto Minetti, Piero Ghibaudo (1958-2015), Gianni Zola, Marco Lanteri, Maurizio Viotto, Domenico Cavallo, il danese Jorgen Pedersen…

 

Corridori che lo hanno particolarmente impressionato? Tra i ‘colleghi’ di ieri, su tutti Jacques ANQUETIL (sotto a sinistra) ed Eddy MERCKX: dell’ asso francese ha ammirato l’ eccezionale connubio fra eleganza di pedalata e potenza sul passo, ma anche in salita Jacquot non era certo l’ ultimo arrivato. Al campione belga (due immagini di… ieri e una di oggi) Zilioli è avvinto da un rapporto di amicizia che si è fatto sempre più stretto e saldo; lo conosce quanto basta per definirlo uomo di una generosità e di una ricchezza umana fuori dal comune, un campione anche nella vita

 

Tom SIMPSON – Mont VENTOUX

 

 

Mont Ventoux, 14 luglio 2016: vince il belga Thomas De Gendt

 

* * * Chris Froome: non ci sono parole

 

*   *   *   *   *

 

M O N T   V E N T O U X

 

SOLE e PIETRA , OSANNA e TRAGEDIA

 

Nell’antica Grecia alcune montagne erano ritenute sacre: le due principali erano l’ Olimpo, dimora degli Dèi, e l’ Elicona, dimora delle nove Muse. Anche il ciclismo ha le sue montagne “sacre”: in terra di Provenza troneggia il massiccio del Mont Ventoux ( ‘Mont Chauve’ ), dove la religione, la musica e la poesia della bicicletta si intrecciano in mirabile simbiosi. Angeli e dèmoni costellano le pendici di questa montagna, allo stesso tempo inferno paradisiaco e paradiso infernale. La prima ascesa documentata è quella – descritta in una lettera – di Francesco PETRARCA che nell’ aprile del 1336 insieme al fratello Gherardo raggiunge tra non lievi difficoltà la vetta del “Monte Ventoso“: di fronte a un panorama mozzafiato, legge alcune pagine delle Confessioni di sant’ Agostino.

 

simpson-monumento

 

13 luglio 1967: 13a tappa del Tour de France,
 Marseille-Carpentras, km. 211, 5. “Les dieux ont soif “:
 la vittima predestinata del Mont Ventoux è

 

 T O M   S I M P S O N

 

 

 

simpson-con-maglia-iridata simpson-alla-partenza

 

 

 

simpson-pedale-sul-ventoux

 

mont-ventoux-altimetria

 

 

 

 

(La sua tomba ad HARWORTH, Nottinghamshire)

 

 

 

 

Alla cara memoria di
 TOM  SIMPSON
 affettuoso marito di HELEN
 e amorevole padre di JANE e JOANNE,
 scomparso sul Mont Ventoux, in Francia,
 il 13 luglio 1967, a 29 anni di età
 mentre partecipava con la squadra britannica
 al Tour de France.
 La sofferenza fisica era grande, non aveva quasi più forza nelle gambe
 ma lui non volle  arrendersi

 

*     *     *

 

 

 


 

 

Rimettetemi in sella

 

La storia di  TOM  SIMPSON

 

(Testimoni del suo dramma affermano di averlo sentito dire queste parole
 dopo la prima caduta sul Ventoux)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

S O   L O N G ,   T O M   !

 
 

Alé Piemunt !!!

 
 
A l é     P I E M U N T    ! ! !  
 

 

 

Dopo una pausa, diciamo pure un buio piuttosto fitto, da 4-5 anni il Piemonte è tornato alla ribalta del ciclismo italiano, europeo e mondiale (la Luna può aspettare: ci vuole tempo, ma non è detto che…). Tre nomi sopra tutti hanno contribuito a questo ‘rinascimento’ ciclistico: in campo maschile Filippo GANNA, in campo femminile Elisa LONGO BORGHINI ed Elisa BALSAMO

 

F I L I P P O   G A N N A 

 

 

 

ganna-roubaix 

 

Nato a Verbania il 25 luglio 1996. Le ultime maglie che ha indossato: Pedale Ossolano (allievo, 20 vittorie), Castanese Verbania, Aspir. Otelli-Castanese, Viris Maserati e quella del bergamasco Team Colpack. Queste sono le perle del suo palmarès: 2012 campione italiano a cronometro allievi, successo ribadito nel 2014 tra gli juniores, accompagnato dal titolo nell’ inseguimento individuale; nel 2016 tocca la vetta: a Londra è campione mondiale ancora nell’ inseguimento, battendo in finale il tedesco Domenic Weinstein (4’16″141 e 56.219 di media); 3° è l’inglese Andrew Tennant. I cinque connazionali che lo hanno preceduto in quest’ impresa sono uno più illustre dell’altro: Fausto Coppi ’47 e ’49, Antonio Bevilacqua ’50-51, Guido Messina ’54-56, Leandro Faggin ’63, ’65, ’66; chiude la serie Francesco Moser nel 1976, cioè  40 anni fa

 

  E ora un briciolo di cultura. Nel canto IV dell’Inferno, Dante, guidato da Virgilio (“O de li altri poeti onore e lume […] Tu se’ lo mio maestro e ‘l mio autore”, canto I, vv. 82, 85), incontra altri quattro grandi ‘colleghi’ nel campo della poesia: il greco Omero e i latini Orazio, Ovidio e Lucano, cinque in tutto, i quali con grande benevolenza e segni di onore “mi fecer de la loro schiera, –   sí ch’io fui sesto tra cotanto senno” (vv. 101-102). Il riferimento è automatico e lampante: Ganna è sesto, in compagnia di questi cinque campioni e dato che il ciclismo per me è poesia, il paragone calza a pennello 

 

 

 

ganna-podio-mondiale-pista

 

ganna-medagliere

 

Oltre che pistard di livello planetario, il nostro è fortissimo anche su strada. Il 29 maggio della stagione in corso il successo forse più prestigioso a livello europeo, nientemeno che la Paris-Roubaix Espoirs (Under 23): 182 km. e 21 settori di pavé , un antipasto di cosa aspetta questi baldissimi giovanotti quando saranno professionisti (auguri a tutti !); media del vincitore 40.749, a 49″ i primi inseguitori, il belga Jenthe Biermans e il neozelandese Hamish Schreurs. L’Inferno del Nord porta in Paradiso, però bisogna pedalare ! Ai ‘sopravvissuti’ di questa prova massacrante possiamo dedicare il film “All’inferno e ritorno” (To Hell and Back 1951) di Jesse Hibbs, con Audie Murphy. A proposito, da una vita vado affermando che la Paris-Roubaix non è una corsa ciclistica, ma un vero e proprio poema. Il 25 giugno un nuovo titolo nazionale contro le lancette a Romanengo (Cremona): il vantaggio sul secondo, il marchigiano Giovanni Carboni, è risicato, appena 5″; completa il podio Seid Lizde (foto  sotto)

 

ganna-podio-crono-2016

 

Il 12 luglio Ganna ne ha combinata un’ altra delle sue. Al velodromo di Montichiari (Brescia) ha conquistato il titolo europeo nell’ inseguimento: con 4’14″165 – nuovo record italiano – ha battuto in finale il portoghese Ivo OLIVEIRA, 4″17’448: ancora un record, ancora un podio, ancora una maglia, ancora una medaglia

 
 

 

 

Nino DEFILIPPIS

C A R O   C I T . . .

 

nino defilippis

 

. . . rimasto ‘orfano’ di Fausto Coppi, per chi potevo e dovevo tifare se non per te, in cui vedevo concentrata la quintessenza del mio corridore (e del mio uomo) ideale, cioè un cocktail di potenza e di coraggio, di estro e di avventatezza che spesso sconfinava nella follia, ma una follia innocua, le cui sole vittime designate erano i malcapitati che incappavano in una delle tue folgoranti “giornate-sì” ? E poi, l’inusuale schiettezza, il parlare sempre forte e chiaro (del genere “Pane al pane e vino al vino”), quel tuo non piegarti, non sottometterti a nessuno, non venderti, non svenderti mai: questo era il corridore – e questo era l’ uomo – che piaceva a me: questo era il Cit .  Arvedse, grande NINO !

 

P. S. Nino Defilippis ci ha lasciati il 13 luglio 2010, portandosi dietro molto della mia adolescenza

 

SIMPSON CON DEFILIPPIS

 

DEFILIPPIS VAN LOOY MONDIALE '61

 

Due secondi posti che “bruciano”, entrambi del 1961. Sopra: il 26 marzo, a Wetteren, Tom SIMPSON lo batte al Giro delle Fiandre; sotto: il 3 settembre, a Berna, Rik VAN LOOY lo batte    al campionato del mondo

 
 

 

 

Franco Balmamion

 

F R A N C O   B A L M A M I O N

 

   C A N A V E S A N O   D. O. C.

 

Nato a Nole Canavese (Torino) l’11 gennaio 1940, esordisce da allievo a 17 anni, poi passa dilettante; ricordiamo almeno i due ‘gioielli’ del 1960: la Torino-Valtournenche e la classica a tappe San Pellegrino. Professionista dal ’61 al ’72 (Bianchi, Carpano, Cynar, Sanson, Molteni, Salvarani, Scic) ottiene12 vittorie, alcune di assoluto prestigio; due Giri d’ Italia consecutivi: ’62 (su Massignan a 3’57” e Defilippis a 5’02”; partiti 130, arrrivati 47) e ’63 (su Adorni a 2’24” e Zancanaro a 3’15”); sempre al Giro, 2° nel ’67 a 3’36” da Gimondi; 1962: Milano-Torino (profeta in patria!) su Adorni e Giro dell’Appennino su Nencini: disputato il 23 settembre, aveva segnato l’ esordio al professionismo del ventunenne Italo Zilioli; 1963: Campionato di Zurigo seguito a 1’06” dal torinese Angelo CONTERNO (il primo italiano ad aggiudicarsi la Vuelta, nel 1956); 1967: vince, anzi “stravince” il campionato italiano, un durissimo Giro di Toscana di 256 km, gli ultimi 30 da solo, lasciando a 3’30” – sentite un po’ ! – Dancelli, Adorni, Gimondi, Motta ecc. ; lo stesso anno è 3° al Tour, a 7’23 da Roger Pingeon, un’ edizione funestata il 13 luglio dalla tragica scomparsa dell’inglese Tom SIMPSON (che Franco definisce “generoso e forte”) sulle paurose rampe finali del Mont Ventoux:  qui sotto – a partire da sinistra – la maglia gialla Pingeon, Balmamion, Janssen, Poulidor e Gimondi

 

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 Giri” due, ma tappe zero: e con questo ?
  A parlare e a dissentire si fa presto.
  Avanti, in sella: provate e poi vedrete
  cosa vuol dire, così comprenderete,
  così potrete dal vivo constatare
  se ha vinto perché lo han lasciato andare
  oppure perché ce la metteva tutta.
  Tante giornate belle, qualcuna brutta:
  eccolo sempre lì, sempre con i primi.
  Altro che storie ! Zancanaro Ronchini
  Taccone Adorni Carlesi Battistini
  il Cit  De Rosso Soler e tutti gli altri
  decisi ringhianti sornioni e scaltri:
  ma contro ‘sto Balmamion niente da fare !
  La maglia rosa ?  Una seconda pelle . . .
  Cinque e poi sette: che maglie belle belle !

 

A Franco Balmamion tanto di cappello:
  intelligenza e forza, gambe e cervello !

 

Dopo la poesia, la prosa. ” A Armando, con grande amicizia – Franco Balmamion “: omaggio e dedica de Il campione silenzioso, di Bruno BILI (Bradipolibri, Torino, 2002); tutto sul corridore canavesano “in presa diretta”.

 

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Andrea Carrea

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CHE  BELLA  IDEA  –  ESSER  C A R R E A !

 

 

 

Coppi_rosa1COPPI  mi vuole
  con pioggia o sole
  grandine o vento
  sempre contento
  perché non mollo
  perché non crollo
  perché son forte
   M I L A N O   I N   R O S A : 
  ” Milano o morte ! “

 

 

 

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P A R I G I   I N   G I A L L O : 
  ” Parigi o morte ! “
 con  Fausto  in guerra
 nemici a terra
 Fausto  è vittoria
 e gloria gloria ! ! !

 

 

 ESSER  C A R R E A  –  CHE BELLA IDEA !

 

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ANDREA ” SANDRINO” CARREA, un alessandrino purosangue, come Fausto Coppi. Nato a Gavi il 14 agosto 1924, dopo tante tante tante salite dure e durissime condivise con il suo capitano, infine ha messo le ali e lo ha raggiunto lassù, partendo da Cassano Spinola il 13 gennaio 2013

 

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è   M E G L I O   L A   B I C I C L E T T A A A ! ! !

 

( Idea e fotografia di BRUNO CORREGGIA ma la battuta è mia )

 

 

pecore-al-tour

 

“Ci siamo anche noi !

 

Arriveremo in tempo massimo ? “

 
 

 

 

Teresio Ferrari

 

T E R E S I O   F E R R A R I:

 

C I C L I S M O  e  A R T E

 

 

 

Ferrari1
 TERESIO ANGELO FERRARI è nato a Langosco Lomellina (Pavia) il 5 dicembre 1932 e nei primi anni Sessanta si è trasferito a Novi Ligure (Alessandria). Garzone meccanico, poi servizio militare, quindi la bicicletta i cui ottimi risultati lo fanno entrare nella lista degli azzurrabili per il campionato mondiale dilettanti del 1955, che si sarebbe svolto a Frascati. Durante il Gran Premio Liberazione (Roma), è a un passo, anzi a… una pedalata dalla vittoria quando la mala sorte lo prende di mira: dapprima lo scontro con uno spettatore, poi una moto del seguito che lo colpisce alla schiena e infine – ma guarda un po’ – una macchina dell’organizzazione che gli dà il colpo di grazia; fratture e lussazioni sparse, ginocchio destro a pezzi, ingessature e degenze: la classica carriera stroncata sul nascere.
 Campione italiano di canottaggio, carrozziere con i fiocchi, detiene alcuni brevetti di costruzione e di assemblaggio. L’estro creativo lo porta a cimentarsi dapprima con la scultura, campo in cui ottiene eccellenti risultati, fino a quando decide di dedicarsi esclusivamente alla pittura: dal ritratto al paesaggio marino o agreste al volo lirico-onirico, dal gattino in mezzo ai fiori al solitario in meditazione e così via secondo l’ispirazione delle Muse (tra i suoi pittori prediletti, il fiammingo Pieter Paul Rubens, 1577-1640.) Verso la pittura di oggi in generale non ha un’opinione troppo lusinghiera (e non è l’unico): si assiste troppo spesso a scarabocchi che si vogliono far passare come opere d’arte e per le quali – ahimè – non mancano acquirenti, disposti a sborsare cifre spropositate. I quadri dell’ amico Teresio abbelliranno assiduamente “BICICLISMO” vista la nostra comune passionissima per questo meravigliosissimo sport: ha ritratto decine di campioni di ieri e di oggi (Coppi, Bartali, Magni, Defilippis, Balmamion, Gimondi, Merckx, Moser, Saronni, Hinault, Chiappucci, Pantani e via pedalando).

 

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In anteprima, ecco un suo paesaggio caraibico, mentre l’altra immagine lo ritrae insieme ad Alessandro BALLAN, campione del mondo professionisti nel 2008 a Varese, con vittorie e piazzamenti in prestigiose classiche. Anche lui – come decine di altri colleghi – è stato vittima della piovra dell’anti-doping e condannato a due anni di squalifica. IO sono stato, sono, e sarò sempre dalla parte dei corridori. Questo  è  il  mio  parere: con la  vita  che fanno,

 

l  ” ANTI DOPING  CONTROL “  non  si  discute :

 

va  semplicemente  A B O L I T O  !

 

 

 

 
 

 

 

Vincenzo Franco

 

 

 

 

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    Con  ‘Censo‘ e la sua famiglia ero amico da non so quanto tempo. Quando ci ha lasciati, ho scritto un biglietto che rispecchiava esattamente quello che pensavo e con mia grandissima sorpresa (ma anche con adeguata emozione e commozione) ho visto che i suoi famigliari hanno deciso di pubblicare le mie righe sul classico “ricordino”: dunque le riporto qui, per dimostrare quello che ‘Censo’ e il ciclismo significano per me

 
 

 

 

Alfieri – Gerbi

 
Incontro  immaginario  con
 
 
VITTORIO  ALFIERI
 
 
( La fantasia al potere, il potere alla fantasia ! )
 
 
 
 
“Signor Conte, nella galleria dei tanti personaggi di cui ha trasposto le vicende in teatro – spesso con tinte truci e sanguigne – c’ è qualcuno che potrebbe fare una degna figura, quella di primattore, per intenderci ?
 
 ” E come no ! Il nome che mi viene in mente è quello di un nostro concittadino il quale, pur non avendo avuto a che fare con tradimenti, congiure, veleni e simili – se non in senso metaforico – presenta in maniera inoppugnabile i tratti diciamo pure più focosi di alcuni miei personaggi: ovviamente è Giovanni Gerbi. Infatti ho buttato giù le prime battute che cantano le sue imprese, passate col tempo dalla storia alla leggenda, una sorta di chanson de geste del ciclismo direi, dove non mancheranno agguati, cariche, squilli di tromba e così via: insomma il repertorio ‘canonico’ di questo genere di composizioni “
 
Perché  Gerbi ? “ 
 
” La risposta è ovvia : perché era un vero diavolo, perché mi piace il suo modo di vivere, di correre, di vincere, di stravincere, di perdere e di far perdere, di arrabbiarsi e di far arrabbiare. E dunque, i tre atti del mio ‘dramma ciclistico’ – è davvero il caso di definirlo così – racconteranno in versi spesso incandescenti tutte le volte in cui la sua ‘ira funesta’ (per dirla con Omero) si è abbattuta con poca o veruna pietà sui malcapitati compagni di avventura. Nella storia del ciclismo – dai primordi fino ad oggi – si annidano a centinaia tradimenti, congiure, scazzottate, veleni  e così via, cioè l’intero e classico repertorio di una ‘tragedia’: in senso metaforico, certo, però siamo lì. Ma il mondo della bicicletta abbonda altresì di tante bellissime, fascinose immagini che ne fanno un universo quasi ipnotico, “pieno di malìa” (come Pinkerton definisce lo sguardo di Madama Butterfly nell’opera di Giacomo Puccini), che ti conquista e ti attanaglia: e dunque, viva il ciclismo! “
 
 
“La ringrazio, signor Conte. Aspettiamo con grande interesse, diciamo pure con trepidazione, questo suo lavoro: ci tenga informati”
 
  stemma alfieri
 
    
 
Lo stemma gentilizio della famiglia Alfieri, con due motti in francese e in latino: ” Tort ne dure ” si può rendere con “Prima o poi, tutto si paga” e ” Hostili tincta cruore ” significa “Bagnata del sangue nemico”, come risulta chiaramente dai rossi artigli dell’ aquila